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martedì 5 aprile 2011

La risorsa della Camorra

Tratto da giovani.it

Ebbene si, la provincia a nord di Napoli ha il tasso di mortalità per tumori più alto d'Europa. La camorra ha ficcato il suo zampino anche in questo. E la cosa peggiore e che le vittime si mietono lentamente, rosicando pian piano l'essenza della vita, prima ai giovani e poi successivamente ai bambini ed ai figli dei nostri figli. Niente più pallottole che fuoriescono dalla canna di una semi-automatica, ma solo tanti e tanti rifiuti tossici che, seppelliti nelle terre campane, distruggono il futuro di questa splendida regione.

Il giro d'affari, secondo lega ambiente, è di circa 600 milioni di euro. Dato facilmente deducibile dalla telefonata intercettata di un noto camorrista che diceva: "nelle nostre aziende entra mondezza ed esce oro". Infatti, la cosiddetta mondezza è una risorsa che garantisce alla eco-mafia forti margini di guadagni ed il grido della politica agli inceneritori è solo un banale rimedio alla risoluzione del problema. Bruciare i rifiuti non vuol dire distruggerli. Come la fisica ci insegna con il principio della conservazione della massa: nulla si crea e nulla si distrugge. Bruciando i rifiuti si cambia solo il loro aspetto sottraendoli alla vista dell'uomo e trasformandoli in sostanza ancor più dannose per il corpo umano. E' da ricordare, infatti, che la combustione rende nocivo anche ciò che di per sé sarebbe inerte e gli inceneritori in particolare emettono alcune sostanze, secondo una tabella pubblicata dagli Annali dell'istituto superiore della Sanità, altamente cancerogene quali: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene e diossina.
Un vero e proprio bollettino di guerra che coinvolge quasi tutta la provincia napoletana e casertana in cui la criminalità organizzata, intenta solo a massimizzare i propri profitti, ci sguazza. Le analisi fatte dalla protezione civile "hanno consentito l'identificazione di un'area nella quale la mortalità generale e i tassi specifici per diverse patologie tumorali sono particolarmente elevati rispetto ai valori regionali". Una zona che comprende alcuni comuni delle province di Caserta (Aversa, Capodrise, Casagiove, Casal di Principe, Caserta, Castel Volturno, Marcianise, San Cipriano D'Aversa, Santa Maria Capua Vetere, San Nicola la Strada e Villa Literno) e Napoli (Afragola, Arzano, Caivano, Casoria, Frattamaggiore, Giugliano in Campania, Marano di Napoli, Marigliano, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Pomigliano D'Arco, Sant'Antimo e Volla).
Ma qual è la strada che si sta percorrendo per risolvere il problema?
Il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso ha pensato bene di inaugurare altre nuove discariche di cui una a Serre, in provincia di Salerno, precisando bene che "non costruirà nessuna megadiscarica, ma solo un sito ridotto di un terzo e più lontano dall'oasi naturalistica". La salute della popolazione campana sicuramente è più importante di tutto, ma il problema non si risolverà certamente costruendo una minidiscarica in un'oasi naturale che ospita numerose specie protette.
Inoltre, nulla si sta facendo per promuovere la raccolta differenziata e le migliaia di lavoratori che sono in decine di consorzi creati apposta dalla regione dal 1999 trascorrono le logo giornate incrociando le dita senza far nulla con l'emergenza rifiuti che continua impetuosa nonostante la Campania sia commissariata da 14 anni. Intanto le strade sono stracolme di rifiuti, il patrimonio ambientale campano sta letteralmente morendo, il bestiame che permette il fiorire dell'economia partenopea, basata sulla mozzarella di bufala, viene infettato ed i tumori di vario genere stanno diventando parte integrante della vita quotidiana, per non parlare dei danni al cervello causati dalle sostanze chimiche ai bambini.

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